SCIENZIATI E LA PREGHIERA – I PARTE


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Nelle mie insistenti ricerche sugli effetti della preghiera sulle persone e non solo,  anche sul cospetto della fisica quantica, ho trovato un’articolo, che senza un pizzico di vergogna lo copio ed incollo. Si tratta di una ricerca tramite un’apparecchio, su una pazienti sul punto di morte. Leggete a seguire i vari passaggi sulla vicenda, astenendosi, se possibile della solita incredulità, per dare spazio ad un legame tanto uovo quanto attempato, ossia, la forza della preghiera associato alla forza delle fede, in contrapposizione al scetticismo per cosi dire “logico”.

Alexis Carrel (1873-1944) è un medico e uno scienziato di fama mondiale, a cui dobbiamo vari progressi nelle tecniche di sutura dei vasi sanguigni e nelle ricerche sui trapianti di tessuti e organi essenziali per le audaci operazioni chirurgiche del nostro tempo. E’ inoltre il co-inventore della soluzione Dakin-Carrel, una soluzione antisettica a base di acido ipocloroso che ha salvato molte vite. Studia all’Università di Digione e Lione, e nel 1900 si laurea in medicina. Nel 1912 ottiene il premio Nobel per la medicina e la fisiologia. Carrel è uno scienziato ateo, che nel 1903 decide di recarsi a Lourdes, attratto dalle voci disparate che si rincorrono su questo straordinario paesino. Emile Zola, celeberrimo romanziere e scrittore ateo, ha da poco scritto un romanzo, Lourdes (1894), in cui dinanzi a episodi inspiegabili, che in un primo tempo lo affascinano, prova a proporre delle spiegazioni: le guarigioni sarebbero casi di autosuggestione, frutti della manipolazione mentale dei frati e delle suore, conseguenze di fluidi emanatisi da folle eccitate, episodi non spiegabili dalla scienza solo a causa dello stadio ancora arretrato degli studi medici. Quello che oggi non è razionalmente comprensibile, insomma, lo sarà domani. Quello di Zola, supportato da quanti invocano la chiusura di Lourdes, rivolgendosi a tal fine persino al governo Combes, si rivelerà un fiasco: anche perché in breve il metodo apparentemente scientifico dell’autore, viene confutato, e si scopre che Zola ha appositamente falsificato le vicende relative ad alcune guarigioni inspiegabili. Ebbene, proprio qualche anno dopo Zola, anche Carrel si reca a Lourdes per studiare la faccenda, per vedere, se necessario per confutare. Non è che uno dei tantissimi medici francesi e provenienti dal resto del mondo. Ma quello che subito stupisce Carrel non sono i miracoli della grotta: è il miracolo della fede dei malati che viaggiano con lui verso la meta. “Questo treno da pellegrinaggio – scrive- sembrava un treno di piacere, con risate e ritornelli allegri. Un parroco di campagna, dal viso bruno e scavato, correva da vettura a vettura; aveva con sé una cinquantina di montanari. Con loro viveva, mangiando un pezzo di pane e una fetta di salame e bevendo a canna dalla bottiglia”. Riflettendo tra sé e sé, con tipica mentalità positivista, Carrel nota che “nessuna di queste creature vuole rassegnarsi a scomparire, ognuna sente in sé il bisogno di vivere, l’aspirazione a vivere. Felici quelli che credono che ci sia, al di sopra di noi, un’intelligenza, che dirige il piccolo ingranaggio della macchina e che gli impedirà d’essere schiantato dalle forze cieche”. Macchina, forze cieche: perfetto linguaggio da materialista. Infatti Carrel è convinto che “al di fuori del metodo scientifico non esisteva alcuna certezza”. Parlando di sé stesso in terza persona, afferma: “le sue idee religiose, distrutte dall’analisi sistematica, l’avevano abbandonato… S’era allora rifugiato in un indulgente scetticismo… Ma ora, nella profondità recondite del suo pensiero sussisteva una speranza vaga, probabilmente incosciente, di afferrare i fatti che danno la certezza, la pace, l’amore… Per sapere assai poche cose- diceva tra sé- io ho distrutto in me cose molto belle”. “Sapere assai poche cose”: questa è la consapevolezza di un premio Nobel!1 I primi casi di guarigione cui Carrel si accosta, gli sembrano spiegabili con l’autosuggestione, come se da una folla in preghiera, piena di fiducia, si potesse sprigionare “una specie di fluido il quale agisce con una forza incredibile sul sistema nervoso” (la spiegazione proposta da Zola). Ma questo fluido, pensa Carrel, non può avere efficacia quando si tratta di affezioni organiche. Ebbene Carrel ha in breve la possibilità di assistere in prima persona, in tutti i passaggi della vicenda, alla guarigione di una donna in punto di morte, affetta da tubercolosi, pleurite, e peritonite tubercolare. Di fronte ad una guarigione evidente, inspiegabile, improvvisa, Carrel si converte e rivolge d’improvviso la sua preghiera alla Madonna: “Vergine dolce, che soccorrete gli infelici, che vi implorano umilmente, proteggetemi. Io credo in Voi. Voi avete voluto rispondere al mio dubbio con un miracolo manifesto. Io non so vederlo, io dubito ancora. Ma il mio desiderio più vivo, il fine più alto di tutte le mie aspirazioni è di credere, perdutamente, ciecamente credere, senza più discutere, senza criticare. Il Vostro nome è più dolce del sole del mattino. Prendete Voi il peccatore inquieto, dal cuore in tempesta, dalla fronte aggrondata, che si consuma nella ricerca delle chimere. Sotto i consigli profondi e duri del mio orgoglio intellettuale giace, disgraziatamente ancora soffocato, un, il affascinante di tutti i sogni, quello di credere in Voi, di amarvi, come i frati dall’anima candida”. Nelle sue meditazioni spirituali, tra le altre cose, Carrel scriverà: “C’è una grande differenza tra Gesù di Nazareth e Newton: ed è che il precetto dell’amore reciproco è una legge infinitamente più importante della gravitazione universale”; e ancora: “Lo spirito non è affatto legato ai limiti del corpo e la suprema avventura è precisamente questa liberazione dal corpo, anche durante la vita, per raggiungere il substrato del mondo che è, insieme, intelligenza ed amore”.

Dr. N.J. Stowel, ha misurato l’effetto della preghiera. Egli racconta: “Ero un cinico, un ateo e credevo che Dio fosse solo un’immaginazione della mente umana. Un giorno lavoravo in un grande laboratorio patologico di una clinica. Ero occupato a misurare la lunghezza d’onda e l’intensità di irradiamento dei cervelli umani. Con i miei collaboratori decidemmo di studiare quello che succede nel cervello umano durante il passaggio dalla vita alla morte. A tale scopo avevamo scelto una donna che soffriva di un tumore maligno al cervello. La donna era perfettamente normale fisicamente e mentalmente. La sua serenità ci colpiva tutti. Sapevamo che doveva morire e anche lei lo sapeva. Poco prima della sua morte mettemmo nella sua stanza un apparecchio di registrazione ultrasensibile che doveva indicarci quello che sarebbe accaduto nel suo cervello negli ultimi minuti di vita. Sopra al letto aggiungemmo un piccolo microfono nel caso avesse detto qualcosa negli ultimi momenti. Nell’intervallo ci recammo nella stanza accanto. Eravamo cinque scienziati ed io ero quello più insensibile. Nell’attesa restammo in piedi davanti ai nostri strumenti. L’ago era sullo zero e poteva oscillare a cinquecento gradi a destra nei valori positivi e cinquecento gradi a sinistra in quelli negativi.

Qualche tempo prima, con l’aiuto dello stesso apparecchio, avevamo misurato una stazione radio il cui programma si irradiava nell’etere con una potenza di cinquanta kilowat, doveva essere una notizia che doveva essere trasmessa in tutto il pianeta. Durante questa prova constatammo una misura positiva di nove gradi.

L’ultimo istante dell’ammalata sembrava avvicinarsi. Ad un tratto sentimmo che si mise a pregare e a lodare Dio. Gli domandò di perdonare tutte le persone che le avevano fatto dei torti nella vita e poi disse: “So che tu sei l’unica sorgente di vita degna di fiducia per tutte le tue creature”. Lo ringraziò per la sua forza, con la quale l’aveva guidata in tutta la sua esistenza. Affermava che il suo amore non era diminuito malgrado tutte le sue sofferenze. E nella prospettiva del perdono dei suoi peccati per mezzo di Gesù emanava una gioia inesprimibile. Frementi restammo intorno ai nostri apparecchi senza vergognarci delle nostre lacrime. Improvvisamente mentre la donna continuava a pregare sentimmo un tintinnio sul nostro apparecchio: l’ago si era posizionato a cinquecento gradi a destra e si agitava a più riprese contro l’ostacolo. Avevamo fatto una scoperta prodigiosa: il cervello di una morente in contatto con Dio sviluppava una potenza cinquantacinque volte più forte di tutto l’irradiamento universale della radio diffusione. Per verificare le nostre osservazioni decidemmo di fare un altro esperimento. Chiedemmo all’infermiera di stimolare in tal senso un ammalato. L’uomo reagì con delle ingiurie e delle imprecazioni e si rivolse a Dio in maniera blasfema. Vi furono dei tintinnii sul nostro apparecchio. Eravamo sbalorditi: l’ago battendo contro l’ostacolo si era rotto al di sotto dei cinquecento 500 negativi a sinistra. Eravamo riusciti incontestabilmente a dimostrare in modo scientifico la potenza positiva di Dio ma anche la forza negativa dell’avversario. Da quel momento la mia concezione atea cominciò a crollare.

In un ospedale furono fatti esperimenti per verificare l’efficacia della preghiera nella guarigione degli ammalati. Un gruppo di persone si rese disponibile a pregare per alcuni degenti scelti a caso. Il risultato fu che questi guarivano prima di altri. Furono fatte altre prove, ma questa volta si associarono dei numeri alle persone ammalate in modo che non si sapesse per chi si stava pregando. Anche in questo caso i risultati furono sorprendenti. Le persone abbinate, a loro stessa insaputa, a dei numeri guarirono prima delle altre.

Negli Stati uniti e in Giappone sono stati effettuati esperimenti sugli effetti della meditazione profonda. Questa faceva diminuire i livelli di ansia, colesterolo e adrenalina mentre faceva aumentare i livelli di serotonina. Inoltre i benefici dimostrati erano: riduzione della pressione sanguigna, del mal di testa, benefici legati a disturbi al colon irritabile, riduzione della produzione del cortisolo (ormone dello stress), aumento notturno della melatonina, riduzione della noradrenalina, (neurotrasmettitore prodotto dallo stress); aumento del Dhea (ormone che agisce sul sistema immunitario), aumento di testosterone; aumento della coerenza cerebrale tra emisfero destro e sinistro. Ma la preghiera non fa bene solo al “destinatario”, fa bene soprattutto a se stessi perché consente il rilassamento neuromuscolare, favorisce la calma, la serenità, la pace interiore.

Fonte: http://www.rassegnastampa-totustuus.it/

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PREGHIERA QUANTICA E LA PLACENTA DIVINA/UNIVERSALE – 1 PARTE


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Da bambina mi ricordo che ogni cosa chiedevo a Dio, si realizzava. Da bambina pregavo tre volte a giorno, senza che fosse qualcuno ad impormi. Da bambina non ero ambiziosa, sapevo soltanto che potevo ottenere da un grande Padre qualsiasi cosa, soltanto per il fatto di sapere di meritare e di volere, ma lo cercavo, lo cercavo non con il desiderio egoistico di avere, ma con il desiderio di contatto con Colui in cui credevo intensamente, come se chiedere fosse soltanto la modalità di avere una risposta concreta comunque…In verità, quella PRESENZA avvertivo ovunque dentro e intorno a me. Allora avevo sogni lucidi, vedevo piccoli angeli, sentivo musica astrale, coro angelici (perché non venivano da questo mondo, qualcosa di cosi magnificente) Ero una bambina molto tranquilla, senza mania di grandezza e nemmeno voglia di apparire. Vivendo in Brasile, paese assai ostile verso le donne per quanto riguarda i pericoli del sotto-mondo, generato dall’ ignoranza e dal disguido politico-sociale, mi vedevo spesso ‘salvata’ da situazioni a dire quanto pericolose, ma anche da ragazza, ora che mi ricordo bene. Dunque, perché dico queste cose? Perché crescendo ebbi altre belle esperienze, ma poi, da un certo momento della mia vita, tutto quel luciccare spirituale, un po’ si è svanito, e fu quando il vortice della vita con le sue sfumature tutte disegnate sotto il nome di ‘esperienze’, mi hanno frantumata in piccole parti e fu molto difficile riunire queste parti di me in qualcosa che potesse darmi un vero senso tra quello che stavo vivendo e quella che ero fino ad una certa età, da ragazza già grande. E mi domandai: “Che fine ho fatto?!”.  Domanda che mi sono fatta parecchio negli anni, e mentre cercavo di essere come un tempo, stanca dai vari tentativi, decisi di smettere di tentare e mettere attenzione al presente e capire meglio ciò che stavo vivendo, ascoltarmi di più e osservare meglio me nelle mie reazioni. Col tempo, mi si è ‘spalancato’ un mondo di informazioni.

Tutto ciò che stavo vivendo era frutto del mio coinvolgimento con le memorie cellulare che portavo dentro di me, riguardanti la mia famiglia, le persone che ebbero in qualche modo un rapporto importante nella mia vita, anche se negativo (o soprattutto). Ma, queste memorie portavano con se anche traumi, vittimismo, sconfitte e tanta PAURA.  Ebbene, siccome la mente pensa e sua emozione è la paura, l’onda conduttrice non può che essere la paura stessa e tutto ciò che porta con se…e quindi ‘replicavo‘ sempre situazioni simili, in ambienti ostili, persone ostili, ed erano storie che ricordavano le esperienze dei miei, anche di quando erano piccoli; cose raccontate, che non credevo neanche mai di poter ricordare. E COSA QUESTO HA A CHE FARE COL TEMA ‘PREGHIERA QUANTICA?’ Ora cercherò d’essere più chiara.

Quando siamo stanchi di farci ‘malmenare’ dalla vita, i ricordi positivi delle vittorie avute o anche da modelli si riafiorano e nel mio caso è successo e sta succedendo cosi. Tutti sappiamo più o meno ‘pregare’ qualcosa a qualcuno, nel senso di chiedere. Possiamo pregare bene quanto vogliamo, se dall’ altra parte, l’interlocutore ha una certa sensibilità e maturità, la nostra richiesta può avere ritorno positivo. Poi, entra in gioco la coerenza tra ciò che chiediamo e ciò che diamo e siamo o la forza con cui desideriamo qualcosa. Insomma, anche un ladro desidera fortemente rubare cose di spiccato valore, e se dall’ altra parte trova il ‘cliente malcapitato’ che ha paura d’essere rubato, ecco che la legge d’attrazione funziona. Ma non é di questa legge che parlo. Esiste una legge superiore alla legge d’attrazione, parlo della legge della PLACENTA DIVINA.

Esiste nell’universo la legge maggiore, che è la Legge della Vita in totale simbiosi alla LEGGE MATRICE DELL’AMORE, che insieme formano una sostanza, da alcune considerata Sostanza Fondamentale, io la chiamo Placenta….perché secondo la mia visione, siamo figli di un’energia dalla quale mai veniamo fuori, semplicemente ci disperdiamo nell’attenzione di esistere in essa…Tale Placente è li, qua, dentro , fuori, ovunque intorno a noi, e siamo noi a decidere se alimentarci o meno da Lei. Una volta, in meditazione, ho avuto una visione, come se io fosse immersa in questo mare che anziché acqua, fosse un Gel verde chiaro molto limpido…Ero li, mentre ho visto passare di fronte a me, due uomini vestiti da astronauta, divisa che li dava la spinta giusta per poter salire..un po’ si sono fermati e mi hanno chiesto come facessi a stare li cosi senza nulla, e mi hanno detto che stavano facendo delle ricerche in quelle acque sconosciute, ed io rispose che ero soltanto li, senza un ma e ne perché, se ne sono andati con un ‘beata’.  Una volta finita la meditazione, mi sono chiesta se in quel gruppo quel giorno, qualcuno avesse messo della droga nella mia acqua…Ma dentro di me, sapevo che anche quella esperienza aveva un senso a cui avrei dato prima o poi la risposta appunto sensata.

Oggi è arrivato quel giorno, in cui la risposta mi è apparsa più tangibile. Quando ero bambina, ero consapevole di far parte di qualcosa di inimmaginabile e la chiamavo Dio, Madre, Amore, Gesù, Spirito Santo…E oggi capisco la parola Spirito Santo: Colui che è Santo, Puro, in ogni cosa, ovunque. Molto vicino a ciò che considero PLACENTA DIVINA=ALIMENTO=NUTRIMENTO= VITA  PURA, dove tutto si manifesta nella sua purezza e pienezza.

Quando ero in quelle acque gelificate, in visione dico, in verità non avevo fame o sete, ero nutrita e sostenuta, l’aria partiva di dentro di me e mi bastava per poter  respirare fluidamente, mi sentivo al completo, senza bisogni umani o sovraumani….Ero e c’ero! Punto.  Il messaggio molto chiaro d’essere dentro una trama invisibile perfetta, senza le necessità di questa realtà dimensionale, pesante e carica di esigenze! Ricordare tutto ciò, da quando ero bambina a questa esperienza e altre che ho avuto, è stato fondamentale, come fondamentali le situazioni che mi hanno portato ad entrare in crisi esistenziali talvolta, dinanzi alle difficoltà che mi si presentavano, perché, non fossero queste, non avrei capito l’immenso valore del mio vissuto ed il perché d’essere e perché essere, una vera propedeutica per il mio legato esistenziale. Come l’alchimista, dover partire a terre lontane per scoprire che il proprio tesoro era nell’origine della sua partenza. Nulla però si getta, ne il tesoro, nel il percorso sia di andata o di ritorno, poiché simboleggia il ciclo della vita e della maturità. La maturità che non preclude il ritorno alla purezza e alla voglia di chiedere, di pregare al TUTTO CHE C’È, NO COME FUORI DI NOI, MA COME UN DIALOGO PIENO SENZA DISTANZE E BARRIERE MENTALI E MENCHEMENO FISICHE. Il mistero è nel capire che siamo UNO e dentro UNO e questo UNO è colmo e completo…GENEROSAMENTE COME LA PLACENTA DI UNA MADRE…Questa ONDA che ci porta ad ottenere ciò che si chiede, ONDA CHIAMATA DIO, TUTTO, COSCIENZA UNIVERSALE….Per me, PLACENTA DIVINA, non come divino perché sta in alto, ma perché eccezionale, fuori dal comune , sovra-supremo e onnisciente….e mi mancano le parole più giuste, perché penso non esistano, veramente. Possiamo chiamare come vogliamo e saremo ancora molto lontani da capire cosi grande generosità!

Imparare a pregare COME SI PREGA ALLA MAMMA E AL PADRE, AMOROSI E GENEROSI; CI DIRANO SEMPRE ‘SI’! Preghi bene col pensiero coerente con le parole e sentimenti ed emozioni, otterrai! contrariamente, se preghiamo di maniera  incoerente, ciò,   sentimenti, parole e emozioni che non si combaciano, anche se per chiedere usiamo le parole giuste, non otterremo nulla, o appena vicino a ciò che vogliamo,  perché come tutto ciò che rege l’universo, esiste la Legge dell’ORDINE, ANCHE IL CAOS PER ESSERE CAOS, in ‘esso  ESISTE  un’ORDINE intrinseco, la coerenza.

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Le Frasi degli SCIENZIATI CHE CREDONO IN DIO


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Laurent Lafforgue, 1966, matematico, cattolicoProfessore all’Institut des hautes études scientifiques, membro dell’Académie des sciences, vincitore della massima onorificenza nel campo matematico, la Medaglia Fields (2002). Ha contributo in modo determinante nel campo della teoria dei numeri e della geometria algebrica, dimostrando parte delle cosiddette congetture di Langlands.

  • «Perché la scienza si espandesse nel mondo moderno bisognava considerare importante la materia. E ciò sembra profondamente legato al cristianesimo. Questa mia è un’ipotesi; ma penso che il disprezzo della materia non sia cristiano. Una cosa che noto con i miei colleghi matematici e fisici è che io sono più materialista di loro. C’è una doppia tentazione: da una parte rifiutare la materia, cioè la tentazione idealista; all’opposto, c’è la tentazione di buttare la scienza moderna fondata sull’interpretazione matematica dell’universo. Da un certo punto di vista sarebbe tutto più semplice se il mondo fosse solo una struttura matematica, o se la matematica non avesse nulla a che vedere con il mondo fisico. La realtà è che la materia è sottomessa a leggi matematiche ma non si riduce a queste leggi. E questo è un mistero. In sé la relazione della matematica col mondo fisico resta un mistero. La matematica è una tradizione, come la Chiesa; implica una trasmissione vivente e quindi si pratica in seno a una comunità»

  • (L. Lafforgue, Lafforgue: io, toccato da quel mistero che unisce idee e realtà, Ilsussidiario.net, 28/10/09)

Martin A. Nowak, 1965, biologo e matematico, cattolico
E’ professore di biologia, matematica e Direttore del Programma per la dinamica evolutiva presso l’Università di Harvard. Ha all’attivo più di 300 pubblicazioni scientifiche, di cui 40 si trovano su Nature e 15 su Science. Vincitore del Weldon Memorial Prize e del Association of American Publishers RR Hawkins Award.

  • «A mio parere, un’interpretazione puramente scientifica dell’evoluzione non genera un argomento a favore dell’ateismo. La scienza non smentisce Dio, né sostituisce la religione. L’evoluzione non è un argomento contro Dio, non più della gravità. L’evoluzione spiega lo svolgersi della vita sul pianeta. Il Dio del Cristianesimo è “che Colui che senza il quale non ci sarebbe né evoluzione né tutto il resto” […]. Vedo gli insegnamenti delle religioni come la promozione verso un comportamento altruistico, di amore e perdono. Quando si guarda ai modelli matematici dell’evoluzione della cooperazione, troviamo che le strategie vincenti devono essere generosità, speranza e perdono. Ora, per la prima volta, possiamo vedere queste idee in termini matematici. Chi avrebbe mai pensato che si potesse dimostrare matematicamente che, in un mondo dove tutti pensano a sé stessi, la strategia vincente è quella di essere clementi e che chi non riesce a perdonare non potrà mai vincere?»
    (M.A. Nowak, intervista su New Scientist, The mathematics of being nice, 21/03/11)
  • «Dio ha scelto di dispiegare la sua creazione nel tempo secondo le leggi di natura. Gli umani, creati a immagine di Dio, hanno cominciato a capire alcuni aspetti di queste leggi di natura. L’evoluzione è un principio organizzatore del mondo vivente: Dio la usa per dispiegare la vita sulla terra. La potenza creatrice di Dio e le leggi dell’evoluzione non sono in conflitto tra loro: Dio agisce attraverso l’evoluzione, ne è la causa ultima. Senza Dio non ci sarebbe affatto l’evoluzione. Allo stesso modo Dio usa la gravità per organizzare la struttura dell’universo su larga scala. Senza Dio non ci sarebbe alcuna gravità. Né la gravità né l’evoluzione rappresentano sfide per la fede cristiana. Un’interpretazione davvero scientifica dell’evoluzione non conduce a un argomento contro Dio. L’ateismo scientifico è una posizione metafisica, che va oltre un’interpretazione puramente scientifica dei dati a nostra disposizione»
    (M. Nowak, in “Dio oggi. Con lui o senza lui cambia tutto”, Cantagalli 2010, p. 201,202)

Krzysztof Meissner, 1961, fisico, cattolico
Docente di fisica teorica all’Università di Varsavia, è uno dei massimi studiosi di fisica delle particelle in Europa. Ha lavorato nei più importanti centri di ricerca al mondo e attualmente sta lavorando ad una versione “allargata” della teoria standard dell’universo, alla ricerca di una seconda «particella di Dio», dopo il Bosone di Higgs. Credente e cattolico.

  • «Nel modo di fare ricerca, non c’è nessuna differenza tra uno scienziato ateo o credente. Entrambi usano gli stessi mezzi, usano la stessa matematica. La differenza è nell’approccio al risultato finale. Le leggi che governano l’universo si rivelano sempre semplici, eleganti, con un che di perfetto nella loro essenza. Se uno non crede in Dio constata questa perfezione e si ferma lì. Se uno è credente non può non vedervi un riflesso della perfezione di Dio. Quello che cambia è insomma il significato attribuito alle scoperte, l’ottica con cui le possiamo guardare e apprezzare. Un universo sorto dal caso dovrebbe essere caotico. Se ci fossero delle leggi non potrebbero essere universali nel tempo e nello spazio. Potrebbe esserci una certa misura di correlazione fra la cose, non di più. La presenza di leggi universali, che è la condizione di possibilità della ricerca scientifica, leggi che non cambiano dal lunedì al mercoledì, è qualcosa di stupefacente, che non smette di sorprendermi dopo tanti anni. La considero più che un indizio, direi quasi una prova della presenza di una realtà trascendente, del fatto che c’è qualcosa di più grande del mondo in cui viviamo. Cosa sia questa trascendenza, se sia un Dio personale o una divinità panteistica, è un quesito per rispondere al quale abbiamo bisogno della fede. Ma, ripeto, che ci sia una dimensione che trascende il nostro mondo, per me come scienziato è evidente […]. Può esserci stato un punto zero, un inizio di tutto, ma non possiamo escludere, andando a ritroso, di entrare in una sorta di tempo negativo, oltre il punto zero. Ho sempre considerato quindi azzardato mettere in parallelo il Big Bang e la Genesi. Anche i credenti non dovrebbero mai dimenticare che la Bibbia è una verità rivelata sulla relazione tra l’uomo e Dio, non su quella tra l’uomo e la realtà materiale»
    (K. Meissner, Big Bang o Genesi, il falso dilemma, Avvenire 11/10/13)

Marco Bersanelli, 1960, astrofisico, cattolico
Docente di Astrofisica all’Università degli Studi di Milano e collaboratore presso l’Istituto di Fisica Cosmica del CNR e con l’Agenzia Spaziale Europea.

  • «La ricerca scientifica mette in luce la natura della realtà come “mistero”: essa esiste, vi si stabilisce un rapporto, ma ultimamente sfugge alla comprensione completa della ragione. Come se ogni nostra conoscenza o conquista rimandasse inesorabilmente a un oggetto ultimo e nascosto. La conoscenza scientifica è una manifestazione di quella inguaribile tendenza dell’uomo a domandarsi il “perché” delle cose, mai sazio di risposte parziali. La ricerca scientifica ha il suo seme e le sue radici profonde nel senso religioso e nell’esigenza umana di soddisfazione e di senso»
    (M. Bersanelli e M. Gargantini, “Solo lo stupore conosce”, Bur 2003, pag. XII e 7)
  • «Noi possiamo parlare di “origine” a diversi livelli, e bisogna stare bene attenti a non confondere l’oggetto delle nostre domande e quindi il metodo coi cui tentare delle risposte. Questo è ancora più importante quando si tratta dell’essere umano. Se uno mi chiede “qual è la tua origine?”, posso rispondere che sono nato a Milano da mio padre e mia madre; posso rispondere che la mia struttura fisica proviene da una lunga e straordinaria storia evolutiva e, prima ancora, cosmica; posso rispondere che ultimamente il mio io ha origine in un infinito, in Dio, e che nessun antecedente fisico o biologico può definire completamente il mio io. La verità della terza risposta non impedisce che possano essere vere anche le prime due. Viceversa, le prime due non negano la terza, anzi la arricchiscono».
    (M. Bersanelli, Il Monte Bianco in una moneta e la tensione all’infinito, IlSussidiario.net, 17/08/12)

Tony Rothman, 1953, fisico teorico, deista
Redattore a Scientific American, ha insegnato ad Harvard, alla Illinois Wesleyan University, al Bryn Mawr College e più recentemente presso l’Università di Princeton. Ha contribuito allo studio dell’universo primordiale, in particolare alla nucleosintesi cosmica, ai buchi neri, alle cosmologie inflazionistiche e ai gravitoni.

  • «”Il teologo medievale che guardava il cielo notturno attraverso gli occhi di Aristotele e vedeva nell’armonia delle sfere gli angeli che si muovevano, è diventato il cosmologo moderno che guarda allo stesso cielo attraverso gli occhi di Einstein e vede la mano di Dio, non negli angeli, ma nelle costanti della natura. Quando confrontiamo l’ordine e la bellezza dell’universo e le strane coincidenze della natura, è molto forte la tentazione di fare un salto di fede dalla scienza alla religione. Sono sicuro che molti fisici vorrebbero farlo. Vorrei solo che lo ammettessero»
    (T. Rothman, “A ‘What You See Is What You Beget’ Theory”, Discover (May, 1987), 99)

Stephen M. Barr, 1953, fisico, cattolico
Docente presso il Dipartimento di Fisica e Astronomia dell’University of Delaware, membro del Bartol Research Institute, Fellow della American Physical Society, è noto per la sua attività di ricerca nella fisica delle particelle e nella cosmologia teorica.

  • «Sono cattolico da tutta la vita […], ma non considero le idee del movimento Intelligent Design come ipotesi nella scienza naturale […]. Molti atei credono che ogni religione sia in fondo sia un tentativo pre-scientifico di comprendere i fenomeni naturali attraverso il mito o un tentativo di ottenere benefici mondani attraverso la magia. E dal momento che la scienza è l’antitesi del mito e della magia non possono fare a meno di vedere tutte le religione come antiscientifiche. Naturalmente, queste persone non hanno idea di cosa sia la vera religione […]. Abbiamo bisogno di recuperare l’idea di Dio come Logos, cioè Dio come la ragione stessa. Faccio notare che Papa Benedetto XVI ha sottolineato questo nel suo discorso di Regensburg. Si tratta di un’idea di Dio che le persone che dedicano la loro vita alla ricerca razionale sono in grado di apprezzare».
    (S.M. Barr, intervista per
    www.ignatiusinsight.com, The Mythological Conflict Between Christianity and Science, 25/09/06)

John David Barrow, 1952, cosmologo e matematico, cristiano
Prestigioso cosmologo e fisico teorico, docente di Scienze Matematiche presso l’università di Cambridge. Vincitore nel 2008 del “Premio Faraday” assegnato dalla Royal Society.

  • «In effetti, se l’intero universo materiale può essere descritto dalla matematica, deve esistere una logica immateriale più vasta dell’universo materiale […]. Convinzioni di questo tipo sembrano implicare che Dio sia un matematico».
    (J.D. Barrow, “Perché il mondo è matematico?”, Laterza 1992, pag. 69)

Lucio Rossi, 1952, fisico, cattolico
Responsabile del “Magnets, Cryostats and Superconductors Group” al CERN di Ginevra, è ricercatore dell’Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare) e docente del Dipartimento di Fisica dell’università di Milano.

  • «La scienza nasce dall’accorgersi che il mondo è razionale, che le leggi che governano il mondo e la mia ragione sono affini […]. La scoperta del bosone di Higgs apre tantissime domande ma è chiaro che la simmetria razionale c’è. Ci vuole fegato per dire che l’universo è fatto a caso . Parlando con un famoso fisico teorico, siamo arrivati a dire che questa simmetria, se autofondata, può essere il concetto di Dio. Io gli facevo notare però che posso conoscerla, vuol dire che mi ha voluto. Riconoscere l’infinito è un atto di libertà, ed è giusto che sia così. Se i miei studi mi costringessero a riconoscerne l’esistenza, sarei avvantaggiato rispetto a mia madre, sarebbe ingiusto. C’è abbastanza luce per credere e abbastanza per non credere. E io e mia madre abbiamo le stesse chance di credere. Questa libertà però mi fa pensare che “dietro” c’è una Persona e non una macchina autoalimentata».
    (L. Rossi, Il bosone sfida chi dice che tutto nasce dal caso, Meeting Rimini 2012)

Simon Conway Morris, 1951, paleontologo, cattolico
Conosciuto a livello internazionale per il suo studio dettagliato ai fossili Burgess Shale, Fellow della Royal Society, vincitore della Walcott Medal of the National Academy of Sciences e della Lyell Medal della Geological Society of London, insegna presso l’Università di Cambridge dove studia l’esplosione del Cambriano.

  • «Anche noi siamo uno dei suoi prodotti dell’evoluzione. Questo non vuol dire che l’evoluzione non abbia implicazioni metafisiche, resto convinto che invece le abbia […]. Nonostante gli entusiasmi quasi-religiosi degli ultra-darwinisti, la loro comprensione della teologia è una combinazione di ignoranza e di derisione, filosoficamente zoppicante, si avvalgono di luoghi comuni e sono felicemente alimentati dalle idiozie dei creazionisti cosiddetti scientifici»
    (S.C. Morris, “Life’s Solution: Inevitable humans in a Lonely Universe”, Cambridge University Press 2003, p. 314-316)
  • «Mettere in discussione l’Intelligent Design potrebbe generare un’onda di applausi da ogni neo-darwiniani presente, fino a quando non si ricorda che la teologia non è una moda, un passatempo per eccentrici, ma è in realtà centrale per la nostra impresa. E ora voglio convincervi che solo un tale approccio può essere coerente con l’evoluzione, ma può anche entrare in risonanza con la teologia cristiana ortodossa: la Caduta, l’Incarnazione e la Fine dei Tempi […]. Se si ignora la dimensione teologica allora andiamo verso guai. Fino a quando vediamo il mondo come un casualità accidentale, di essere trattato come un oggetto utilitaristico, non solo perdere di vista della creazione, ma anche noi stessi e il nostro posto in esso».
    (S.C. Morris, Darwin’s Compass: How Evolution Discovers the Song of Creation, The Boyle lecture 2005)
  • «Creazione, per quanto ne sappiamo, è infinita nella sua ricchezza e promessa, e mentre ci sono molte strade per scoprire questa verità, non vi è ragione di pensare che la scienza non sia una di loro e in certe situazioni è in realtà l’unica. Infatti la scienza ci ricorda che la Creazione è molto più meravigliosa, molto più straordinaria, molto più diversificata, molto più ricca di quanto avremmo potuto mai prevedere».
    (S.C. Morris, Darwin’s Compass: How Evolution Discovers the Song of Creation, The Boyle lecture 2005)
  • «E’ la conoscenza e l’esperienza dell’Incarnazione, la saggezza e le avvertenze date da Gesù nei Vangeli, e non da ultimo la sua Risurrezione, che, in ultima analisi, sono tutto ciò che ha importanza […]. Questa immagine del mondo potrebbe anche dimostrare che, lungi dall’essere una serie di incidenti senza cervello, la storia ha una direzione e un percepito punto finale. I relativi meriti morali di ognuno di noi sono in ultima analisi rilevanti solo per esponenti del quadro del mondo teistica, a coloro che hanno un’inclinazione scientista potrebbe essere socialmente utile, ma nell’ordine generale delle cose non possono avere alcun significato in un mondo senz’anima».
    (S.C. Morris, Darwin’s Compass: How Evolution Discovers the Song of Creation, The Boyle lecture 2005)

Francis Collins, 1950, genetista, cristiano
Genetista di fama internazionale, ha guidato il team di ricercatori che ha decifrato il genoma umano. E’ a capo del National Institutes of Health ed è considerato tra i più influenti scienziati viventi.

  • Raccontando la sua conversione dall’ateismo al cristianesimo grazie alla ricerca scientifica, ha detto: «Ero sbalordito dall’eleganza del codice genetico umano. Mi resi conto di aver optato per una cecità volontaria e di essere caduto vittima di arroganza, avendo evitato di prendere seriamente in considerazione che Dio potesse rappresentare una possibilità reale»
    (F. Collins, “Il linguaggio di Dio”, Sperling & Kupfer 2007, pag. 20-22)

 

Tony Rothman, 1953, fisico teorico, deista
Redattore a Scientific American, ha insegnato ad Harvard, alla Illinois Wesleyan University, al Bryn Mawr College e più recentemente presso l’Università di Princeton. Ha contribuito allo studio dell’universo primordiale, in particolare alla nucleosintesi cosmica, ai buchi neri, alle cosmologie inflazionistiche e ai gravitoni.

  • «”Il teologo medievale che guardava il cielo notturno attraverso gli occhi di Aristotele e vedeva nell’armonia delle sfere gli angeli che si muovevano, è diventato il cosmologo moderno che guarda allo stesso cielo attraverso gli occhi di Einstein e vede la mano di Dio, non negli angeli, ma nelle costanti della natura. Quando confrontiamo l’ordine e la bellezza dell’universo e le strane coincidenze della natura, è molto forte la tentazione di fare un salto di fede dalla scienza alla religione. Sono sicuro che molti fisici vorrebbero farlo. Vorrei solo che lo ammettessero»
    (T. Rothman, “A ‘What You See Is What You Beget’ Theory”, Discover (May, 1987), 99)

Francis Collins, 1950, genetista, cristiano
Genetista di fama internazionale, ha guidato il team di ricercatori che ha decifrato il genoma umano. E’ a capo del National Institutes of Health ed è considerato tra i più influenti scienziati viventi.

  • Raccontando la sua conversione dall’ateismo al cristianesimo grazie alla ricerca scientifica, ha detto: «Ero sbalordito dall’eleganza del codice genetico umano. Mi resi conto di aver optato per una cecità volontaria e di essere caduto vittima di arroganza, avendo evitato di prendere seriamente in considerazione che Dio potesse rappresentare una possibilità reale»
    (F. Collins, “Il linguaggio di Dio”, Sperling & Kupfer 2007, pag. 20-22)
  • «Non riesco a capire come la natura avrebbe potuto crearsi da sé. Nessuno scienziato serio oserebbe affermare di avere a portata di mano una spiegazione naturalistica dell’origine della vita. Solo una forza al di fuori del tempo e dello spazio avrebbe potuto fare una cosa simile. Il Big Bang domanda a gran voce una spiegazione divina», e infatti «si accorda perfettamente con l’idea di un Dio Creatore trascendente»
    (F. Collins, “Il linguaggio di Dio”, Sperling & Kupfer 2007, pag. 63).

Nicolò Copernico, 1473, astronomo e religioso, cattolico
Propose un nuovo sistema cosmologico che segnò l’avvio della rivoluzione scientifica moderna.

  • «Quale ammirevole simmetria del mondo e che sicuro nesso armonico tra il movimento e la grandezza delle orbite. Tanto divina è per certo questa fabbrica dell’Ottimo e Massimo Artefice!».
    (N. Copernico, “De revolutionibus orbius caelestium libri sex”, libro I, cap. X)
  • «Conoscere le grandi opere di Dio, comprendere la sua sapienza, la sua maestà e potenza, apprezzare la lavorazione meravigliosa delle sue leggi, sicuramente tutto questo deve essere un piacevole e accettabile modo di rendere lode all’Altissimo, a cui l’ignoranza non può essere più gratificante della conoscenza»
    (citato in M.L. Neff, The Glory of the Stars, Pacific Press Publishing Association, 1952, pag. 191-192; e in E. Hubbard, Copernicus, Vol. XVI, 1905, No. 1)

Leonardo Da Vinci, 1452, artista, scienziato e pittore, deista/cristiano
Uno dei più grandi geni dell’umanità mai esistiti. Dipinse miriadi di immagini raffiguranti la Vergine e altri personaggi religiosi, ironizzò più volte sulla Chiesa. Si convertì al cristianesimo negli ultimi anni di vita.

  • Il Vasari, celebre studioso dell’arte, riferì che la conversione portò Leonardo ad un ripensamento critico della sua opera di artista, pentendosi di non aver dedicato più tempo e creatività al tema del sacro. E riporta: «Divenuto vecchio, Leonardo stette molti mesi ammalato; e vedendosi vicino alla morte, disputando de le cose cattoliche, ritornando nella via buona, si ridusse a la fede cristiana con molti pianti. Laonde confesso e contrito, se bene e’ non poteva reggersi in piedi, volse devotamente pigliare il Santissimo Sacramento fuor de ‘l letto».
    (Vasari, “Le vite de’ più eccellenti pittori, scultori, e architettori”, IV° Parte, 1550)

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Essere "PRONTO" è solo il prerequisito per ottenere "IL RISULTATO".


 

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Di recente leggevo Un testo di Fritjof Capra, dove dice che le nostre decisioni consce su come osservare un elettrone determina in una certa misura le proprietà stesse di quell’elettrone. Se li poniamo domanda da particella lui ci risponderà da particella, ugualmente, se la domanda é da onda, ci darà una risponda da onda.

Cosi deduciamo (da studi fatti da dei fisici e non una nostra inventiva) che è l’osservatore a determinare la realtà, o, a influenzare ciò che osserva. Quando ci sentiamo pronti per attirare a noi la realtà desiderata, ciò non implica che  il risultato ci sia li subito, pronto per noi, ma, implica nel POTENZIALE per trasformare la nostra MENTE. Prima si lavora sulla fiducia, per poi poi apprendere la PADRONANZA, quindi essere pronti è solo l’inizio della strada che ci porta alla vera padronanza. Importante ricordare che padroneggiare la paura non risulta nel ottenere la padronanza, che avviene soltanto nel suo massimo esponenziale con vivere l’amore. solitamente chi ottieni suoi risultati egoistici con le forze dello sconosciuto, sia mentale che para-fisico/spirituale per cosi dire, fa uso delle paure inconsce della sua vittima, e basta guardare cosa non ne fa il marketing, il media, e come lavorano sulle mente e debolezze dell’individui,quindi PAURE…Di non avere, di non essere all’altezza, di non farne parte di quel ‘gruppo’ o ‘branco’= società. Che crediate o meno, loro fanno uso di materiali visivi, uditivi, persuasivi ma che funzionano in base alle paure e funzionano non tanto per l’immagine data, per il messaggio subliminale, che li si arriva al cervello, nella parte più nascosta delle sue ‘vittime. Loro osservano, osservano molto bene dove e come colpire per le loro ambizioni positive o no. Ovvio, questo è solo uno esempio di come funziona l’osservazione/desiderio di una mente decisa ad un certo obbiettivo. Ma per fortuna, l’osservatore riesce anche in cose inaspettate e positive in maniera considerata per alcuni, irrazionale. E vi racconterò a riguardo di ciò, cosa successe proprio a me  fra un poco. Osservare quindi, richiede un’attenzione particolare, perché quando si osserva con certa disciplina si riesce a comprendere la realtà circostante e la concentrazione dopo attenta esperienza porta ad una azione positiva, cioè, azione che porta ad un risultato positivo; in tale caso, positivo sta a RIUSCITA. Ma nulla si ottiene se non che con pratica e costanza, a meno che uno sia uno ‘speciale’.

Il mio racconto, tanto per spiegarne con uno esempio l’osservatore e la trasformazione della realtà:

Quando bambina, desideravo molto cambiare classe, perché ero la più grande della turma. Cosi decise di pregare ogni mattina e sera, e pregavo (non avevo nessuna religione, appena 10 anni, ma mi basavo un po’ nelle credenze a me vicine: Padre, Figlio, Spirito Santo e Madre Divina) dicendo chiaramente cosa volevo, e in quanto tempo lo volevo realizzato. Visualizzavo mio obbiettivo come compiuto, finché un giorno da sveglia, ebbi una ‘visione’: La mia insegnate Marcia, in quel giorno molto carina, arrivò da me e mi fece la proposta di cambiare classe entro la meta dell’anno, ma dovevo sacrificare le mie ferie di agosto per fare gli esami. Allora chiesi della Direttrice Sonia (il terrore della scuola), e la professoressa la chiamò per vedermi, cosi lei mi guardò fuori dalla porta e come un’ agnello disse: “ok..va bene..Se sarà capace, è fatta. Fallo pure Marcia!”. Non contenta, ancora chiesi di portare con me la mia migliore amica e, anche qui, anche se non facesse parte delle mie richieste nelle preghiere che ebbero inizio soltanto due mesi prima, fu fatto. Come dal nulla, torno in me, con la sensazione di estrema allegria, quella che un bambino normale può sentire ad una sorpresa! dunque, con meno di una settimana, tutto si avverò!! le stesse immagini, le stesse scene, lo stupore dei colleghi di classe, la amica, e anche il desiderio di venire considerata la miglior allieva della scuola. Insomma, successone niente male per una ragazzina di 10 anni!!

Quel che cambia, da quando siamo piccoli, è che smettiamo di sognare, di desiderare con il cuore di un bambino. Come osservatrice, ho puntato il mio obbiettivo, l’ho disegnato e ho cambiato la mia realtà. Quell’episodio mi portò ad altri, e mi diede la forza di credere in me stessa. Pois si cresce, e si perdono gli obbiettivi, la potenza, perché si perde la genuinità, si perdono gli obbiettivi, ma succede anche che quando uno torna in se, la maturità è consapevole e porta consigli indimenticabili.

 

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La Coscienza e Suoi Tre sistemi


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A qualcuno forse, questo testo non piacerà, perché risulta dai trattati di Edgar Cayce, creatore della Medicina Energetica, oltre che spiritualista e, marito affettuoso, padre di due figli, fotografo appassionato ed amante del giardinaggio, ma che si distinse per il suo talento psichico, Certo, nostro intento è portare il più possibile all’avvicinamento su come lavorare la mente tramite la Tavola Psionica, e quindi, il pubblico che ci auguriamo è quello con la mente aperta a nuove prove e che si senta libero di mettersi in gioco con la scoperta delle sue proprie potenzialità e scoprirne altre. E chi meglio di questo uomo che ci ha lasciato generosamente in regalo i frutti dei suoi studi e sperimenti nel settore.  Cosi, ci siamo permessi di ‘adottare il testo del suo gruppo in Italia, che spiega benissimo cosa sia coscienza dentro e fora del corpo

A Virginia Beach, in Virginia –USA, esiste una biblioteca (nella sua AssociazioneA.R.E. (Association for Research and Enlightenment), con più di 14 mila libri e testi lasciati da lui.

 La parola inglese “psychic” ha un senso molto ampio. In italiano ricopre i termini “psichico” e “paranormale”. Visto che viene usato continuamente per qualificare il dono di Edgar Cayce sotto i suoi diversi aspetti, lo impieghiamo in molte occasioni come in inglese, anche se si riferisce al dominio paranormale.

Immaginate per un attimo di non essere il vostro corpo, ma di semplicemente viaggiare in esso. Certo, è un congegno personalmente espressivo che riflette il vero sé della vostra anima dentro di voi. La vostra anima osserva. Ode e ha sensazioni. Ha ricordi ed impulsi suoi, andando persino oltre questo corpo e questa incarnazione. Il sé della vostra anima porta l’insieme delle sue speranze e preoccupazioni in questo corpo e questa vita con una missione che si sforza di compiere durante il soggiorno.
Rivediamo brevemente come la coscienza opera in un corpo fisico.
Ci sono diversi sistemi attraverso cui un’anima si integra in un corpo. L’uno è il sistema innato del cervello e del midollo spinale, con le sue vie nervose estese in tutto il corpo. Questo sistema di comunicazione permette un passaggio rapido di messaggi lungo dei percorsi ben definiti in tutto il corpo. E’ chiamato il sistema nervoso centrale.
Un altro sistema, notevolmente diverso dal sistema nervoso centrale, è composto di ghiandole. Queste ghiandole secernano dei messaggi potenti direttamente nel flusso sanguigno, raggiungendo velocemente tutte le parti del corpo. Questi messaggi sono chiamati ormoni, da una parola-radice greca che significa “eccitare”. Gli ormoni hanno influssi potenti e sofisticati su un corpo umano. Possono inibire certi processi, mentre stimolano altri. Possono modificare la funzione dei geni! [Se volete cambiare qualcosa nel vostro corpo, cambiate i messaggi ormonali che arrivano da questo sistema di comunicazione.] Gli ormoni sono inoltre responsabili per la crescita e la metamorfosi e controllano lo sviluppo di organi specifici e le loro secrezioni. Possono influire sull’attività metabolica. Queste ghiandole compongono il sistema ghiandolare endocrino.
Un altro sistema che integra la coscienza in un corpo fisico è il sistema nervoso autonomo. Questo sistema è composto di due sistemi che si compensano: (1) il sistema parasimpatico, che accumula energia all’interno del corpo per un uso successivo e (2) il sistema nervoso simpatico, che converte l’energia accumulata in energia attiva, cinetica. Diversamente dal sistema nevoso centrale, il sistema autonomo si è evoluto sul piano subconscio. E’ fuori dal controllo della volontà di umani normali. Le funzioni involontarie, come p.e. certi aspetti del battito cardiaco, respirazione, digestione e pressione sanguigna, sono al di là della normale coscienza umana, per questo il nome autonomo. Tuttavia un’entità può allenarsi a controllare funzioni biologiche e neurologiche attraverso pratiche come la profonda meditazione e tecniche di biofeedback o neurofeedback.
Abbiamo tre sistemi principali attraverso cui la coscienza si integra in un corpo: i sistemi nervosi centrale ed autonomo e il sistema ghiandolare endocrino.
Le letture di Edgar Cayce ci avvertono di non pensare che questi sistemi operino in modo troppo indipendente l’uno dall’altro, perché durante un funzionamento ideale essi agiscono come un’unità interconnessa.
Dove sono connessi i sistemi centrale, autonomo ed endocrino? Appena sotto il proencefalo, dietro alla classica sede del “terzo occhio” e appena sopra i passaggi nasali ci sono le strutture note rispettivamente come il trasmettitore dell’ipotalamo e la ghiandola pituitaria. Questi collegano i sistemi di comunicazione. L’ipotalamo e la ghiandola pituitaria sono responsabili del controllo di gran parte del nostro comportamento. Regolano i bisogno fondamentali, come p.e. sonno, fame, sete e il sesso, oltre a risposte emozionali e di stress. La loro sede sotto il lobo frontale del cervello non è insignificante, perché nel lobo frontale avvengono il ragionamento più elevato e la soluzione dei problemi.
E’ interessante notare che questi sistemi, i loro percorsi e posizioni concordano con gli antichi insegnamenti mistici su come la coscienza e la Forza Vitale siano all’interno del tempio del corpo. Correliamo queste cose per una comprensione migliore e prepariamoci ad usare questi sistemi per innalzare le vibrazioni del nostro corpo, che consente al nostro vero sé di compiere la sua missione in questa incarnazione in modo più completo.
Nella lettura 281-38 di Edgar Cayce troviamo che la nostra anima risiede nel nostro corpo attraverso i nostri centri spirituali o chakra e attraverso i sentieri delle forze vitali nel nostro corpo.
Il sentiero del kundalini ha tre canali: sushumna, ida e pingala. Il sushumna è in correlazione con il nostro sistema nervoso centrale (cervello e midollo spinale). Ida e pingala sono in correlazione con il nostro sistema nervoso autonomo, nel quale ida è quello parasimpatico e pingala quello simpatico.
I centri sono forze corporee di corpo e luce provenienti dall’anima residente. Come forze vitali essi sono i chakra, una parola sanscrita per ruote, ruote che generano energia vivificante, rianimante, lo slancio vitale. Come forze di luce, essi sono padmes, una parola sanscrita per i fiori di loto, che rivelano la loro verità e bellezza via via che si aprono gradualmente.
In questa lettura Cayce mette questi centri in correlazione con le nostre ghiandole endocrine – le ghiandole che emettono i loro messaggi direttamente nel flusso sanguigno del nostro corpo. Questi ormoni costruiscono, mantengono e modificano un insieme chimico nel nostro corpo. Questo interessa e, cosa più importante, riflette la condizione e il punto focale della nostra anima in noi e il suo partner di lotta, il nostro ego. Cayce disse: “Vi è un’attività nel sistema prodotta da rabbia, paura, allegria, gioia o una di quelle forze attive, che, attraverso la secrezione ghiandolare, produce quelle attività che fluiscono nel sistema nel suo insieme. Tale attività è quindi di questo sistema endocrino.”
Cayce continua spiegando che le ghiandole consentono alle cellule ed agli organi variamente specializzati nel nostro corpo di prendere dal sistema ciò che li mette in condizione di riprodursi. “E’ facile vedere, quindi, quanto le ghiandole siano strettamente collegate con riproduzione, degenerazione e rigenerazione.” Questo vale per tutto il nostro essere, non solo per le forze fisiche del nostro corpo, ma anche per le nostre forze mentali e quelle della nostra anima. “Le forze ghiandolari sono quindi sempre simili alle fonti grazie alle quali, attraverso le quali, l’anima dimora nel corpo.”
“(D) Spieghi, per favore, la reazione fisica che ha avuto inizio con una vampa al viso, poi una sensazione di punture di spillo che saliva su per la colonna vertebrale coprendo la testa e terminando nella sensazione di un nastro che mi veniva stretto intorno alla testa, lasciandomi con un mal di testa sordo.
(R) Questa fu un’emozione che ebbe origine dalla mestruazione e dal flusso di emozione proveniente dal centro del kundalini o ghiandola di Leydig verso quelle nel centro e nella porzione frontale della testa. Questa è stata in parte una reazione psichica, ma è stata mantenuta come fisica per mezzo delle resistenze del corpo. Questo non è nulla di cui aver paura, ma tieni le emozioni più equilibrate.” (1535-15)
Questa donna aveva un movimento del kundalini senza intenzionalmente cercarlo. Questo avviene perché il corpo non è solo concepito perfettamente per le esperienze fisiche, ma anche per quelle spirituali! Siamo stati organizzati elettricamente e chimicamente per sperimentare i livelli di coscienza della nostra anima, anche il Paradiso, mentre restiamo ben costituiti per la coscienza fisica.
Certo, proprio come valeva per la nostra educazione nell’infanzia e per lo sviluppo delle nostre abilità, dobbiamo applicarci all’apprendimento e a sviluppare le capacità per avere delle esperienze sicure, coscienti nelle dimensioni più elevate e profonde della vita dell’anima e della spiritualità. Abbiamo trascorso anni interi per funzionare nel mondo fisico fra la gente fisica e le loro personalità ed emozioni. Dobbiamo mettere in preventivo un po’ di tempo per imparare come funzionare nei regni intimi della coscienza e dell’attività dell’anima. Come vive la coscienza al di là del corpo? Lo possiamo sapere.

E finiamo con queste parole che fanno la sintesi del nostro pensiero:

MAXIM PAVLOV
…Nulla sparisce, nulla si cancella nel continuum del mondo. Tutto ciò che abbiamo fatto può essere letto e fatto apparire in superficie. Lo può fare colui che accede all’informazione sottile.

Quindi, la parola “segreto” è un’illusione. Esiste solo grazie alla limitatezza del nostro accesso all’informazione, alla pochezza della nostra coscienza.

Il segreto è un qualcosa di nascosto soltanto dal livello della coscienza umano, come dal giudizio umano. Non è mai nascosto dal campo informazionale universale, né dalla vista dei consapevoli.

E’ inutile mentire davanti ai consapevoli (Trad. Aelita Mielina.)

 

Fonte: Edgar Cayce.it (2008)

L’ANIMA VIVE ALL’INTERNO DELLE CELLULE


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(1)La Fisica dei Quanti o, Meccanica Quantistica, ha rivoluzionato la visione scientifica della realtà ed offre una solida base di conoscenza per ampliare i propri orizzonti mentali. Due scienziati di fama mondiale, esperti in fisica quantistica, dicono che si può dimostrare l’esistenza dell’anima, basandosi sulla fisica quantistica.

Lo studioso americano Stuart Hameroff e il fisico inglese Roger Penrose hanno sviluppato una teoria quantistica della coscienza, affermando che le anime sono contenute all’interno di strutture chiamate microtubuli che vivono all’interno delle cellule cerebrali (neuroni).

L’anima sarebbe composta da prodotti chimici quantistici, che nel momento della morte fuggono dal sistema nervoso per entrare l’universo.   La loro idea nasce dal concetto del cervello visto come un computer biologico. La coscienza sarebbe una sorta di programma per contenuti quantistici nel cervello, che persiste nel mondo dopo la morte di una persona. Le anime degli esseri umani sarebbero perciò molto più che la semplice interazione dei neuroni nel cervello: sarebbero della stessa sostanza dell’universo ed esisterebbero sin dall’inizio dei tempi.

I due studiosi sostengono che la nostra esperienza di coscienza è il risultato degli effetti di gravità quantistica all’interno dei microtubuli.  In una esperienza di pre-morte i microtubuli perdono il loro stato quantico, ma le informazioni contenute in essi non vengono distrutte. In parole povere, l’anima non muore ma torna l’universo. Con la morte, “il cuore smette di battere, il sangue non scorre, i microtubuli perdono il loro stato quantico”, ha detto il dottor Hameroff.

L’informazione quantistica all’interno dei microtubuli non è distrutta, non può essere distrutta, si distribuisce soltanto e si dissipa nell’universo in generale, ha aggiunto.

Se colui che ha avuto un’esperienza di pre-morte risuscita, rivive, questa informazione quantistica può tornare nei microtubuli. In caso di morte è possibile che questa informazione quantistica possa esistere al di fuori del corpo a tempo indeterminato, come anima. Il dottor Hameroff dice che gli effetti quantistici, che svolgono un ruolo in molti processi biologici come l’odore, la navigazione degli uccelli o il processo di fotosintesi, stanno cominciando a convalidare la sua teoria.

Come vedete, la nostra visione su come il pensiero, emozione e esperienze abbiano decisione su tutta la realtà che ci circonda, non è fondata su pensieri vani e pura “fantasticheria”, come direbbero alcuni. Quando ne parliamo de costruire la nostra realtà, eliminare vincoli karmici, pulire le nostre memorie cellulari ecc ed ecc, stiamo soltanto ripercorrendo il filo logico delle mille possibilità quantistiche, e si che siamo soltanto all’inizio! Nel prossimo post,   citeremo altro argomento, che da seguito a questo, e che ci risulta molto chiaro per capire come ciò possa essere possibile. Noi studiamo e raccogliamo ciò che c’è di meglio per raggruppare  la nostra biblioteca.

Fonte: (segnidalcielo)

CONNESSIONE TRA I NEURONI – EQUILBRIO DEL CERVELLO


 

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Sempre alla ricerca di novità sulle connessioni tra la scienza e le capacità umana (o sovraumane, come direbbe qualcuno)! Ed eccoci con un’ altro articolo che ci riporta  alla certezza che il nostro corpo elaboratissimo riesca a stabilire…. E perché ci importa? Per conoscere cause possibili di certe malattie e regolarne nei comandi della Tavola Psionica. Se il segreto dell’equilibrio di un cervello sta nelle connessioni tra i neuroni, cosa stabilisce la normale o anormale connessione? Dietro ad una ‘deformazione’ alla nascita, pensiamo ci stia la cattiva informazione trasmessa al feto, e in breve inseriremo altro articolo sulle memorie, come incidono e decidono sul destino di una nuova vita.

Un meccanismo centralizzato consente di mantenere un rapporto costante tra stimoli eccitatori e stimoli inibitori su una popolazione di neuroni, mantenendo così il cervello in equilibrio. La scoperta, ottenuta analizzando la corteccia cerebrale di topo, apre interessanti prospettive anche per la comprensione di patologie neurobiologiche come l’epilessia, l’autismo o la schizofrenia (red)

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È un meccanismo cruciale che consente al cervello di mantenere l’equilibrio quello scoperto da un gruppo di ricercatori dell’Università della California a San Diego, autori di un articolo apparso su “Nature”. Si tratta di un insieme di processi che coinvolgono le connessioni fondamentali tra i diversi neuroni e che determina il fatto che un neurone ritrasmetta ad altri neuroni un impulso nervoso che ha ricevuto o viceversa sopprima la trasmissione dell’informazione.
Questo nuovo risultato aggiunge un tassello importante per la comprensione del funzionamento del cervello in condizioni fisiologiche o patologiche, in particolare nel caso di gravi malattie come l’epilessia, l’autismo o la schizofrenia.
Lo studio ha riguardato in particolare le stimolazioni di altri neuroni tramite le sinapsi, e che possono essere di tipo eccitatorio, che inducono un neurone a trasmettere l’impulso nervoso, e quelle di tipo inibitorio, che inducono il neurone a bloccare l’impulso, senza ritrasmetterlo.
Finora si sapeva dell’esistenza di un rapporto costante, denominato E/I, per ogni singolo neurone in un dato istante. In quest’ultimo studio i ricercatori hanno dimostrato che questo rapporto è costante per molti neuroni della corteccia cerebrale di topo e quindi anche dell’essere umano, dato che l’architettura fondamentale del cervello è fortemente conservata nelle diverse specie di mammiferi.
Equilibrio del cervello, il segreto è nelle connessioniMicrofotografia delle sinapsi eccitatorie (in verde) e inibitorie (in viola) in un campione di corteccia di topo (Cortesia UC San Diego School of Medicine)In particolare, lo studio ha permesso di scoprire che esiste un rapporto costante, denominato E/I tra la quantità totale di stimolazioni eccitatorie che un neurone riceve, tramite i punti di contatto chiamati sinapsi, da centinaia o migliaia di neuroni afferenti, e la quantità totale, altrettanto numerosa di neuroni inibitori.
“Per fare un paragone automobilistico, è come se i neuroni tenessero sempre premuto i pedali del freno e dell’acceleratore contemporaneamente”, ha spiegato Massimo Scanziani, autore principale dello studio. “Ciò significa che non esiste alcuno stimolo che possa attivare neuroni puramente eccitatori o puramente inibitori: per quanto strano possa sembrare, questo sistema consente di mantenere un controllo molto fine sulle risposte neuronali agli stimoli”.
Lo studio di Scanziani ha permesso di chiarire in che modo viene mantenuto costante il rapporto E/I tra i neuroni: i meccanismi regolatori sono deputati in particolare ai neuroni di tipo inibitorio tramite le sinapsi inibitorie. È all’interno di queste ultime che si stabilisce di quanto debba essere amplificato un segnale inibitorio in arrivo.
“Il nostro studio mostra che i neuroni inibitori sono i principali sistemi di regolazione: mantenendo il contatto con centinaia o migliaia di cellule, fanno sì che le sinapsi inibitorie in ciascuno di questi contatti siano proporzionate alle diverse intensità di eccitazione che queste cellule ricevono”, sottolinea Scanziani.
Se per esempio il livello di stimolazione eccitatoria ricevuta da una cellula nervosa raddoppia, le sinapsi inibitorie raddoppiano anch’esse nel giro di qualche giorno.
In termini di applicazioni cliniche, le conseguenze potrebbero essere importanti: disturbi come l’epilessia, l’autismo o la schizofrenia potrebbero dipendere, almeno in parte, dal mantenimento di un ottimale rapporto E/I.
“Se questo rapporto è alterato, si altera anche la percezione del mondo del soggetto, che potrebbe non essere più in grado di regolare l’enorme flusso di stimolazioni che arrivano al cervello in una giornata normale”, ha concluso Scanziani. “Come conseguenza, il soggetto stesso potrebbe essere sopraffatto dalle stimolazioni o viceversa del tutto insensibile: ciò sarebbe evidente soprattutto nelle interazioni sociali, che richiedono una regolazione fine degli stimoli”.

Fonte: http://www.lescienze.it/