SCIENZIATI E LA PREGHIERA – I PARTE


preghiera-61

 

Nelle mie insistenti ricerche sugli effetti della preghiera sulle persone e non solo,  anche sul cospetto della fisica quantica, ho trovato un’articolo, che senza un pizzico di vergogna lo copio ed incollo. Si tratta di una ricerca tramite un’apparecchio, su una pazienti sul punto di morte. Leggete a seguire i vari passaggi sulla vicenda, astenendosi, se possibile della solita incredulità, per dare spazio ad un legame tanto uovo quanto attempato, ossia, la forza della preghiera associato alla forza delle fede, in contrapposizione al scetticismo per cosi dire “logico”.

Alexis Carrel (1873-1944) è un medico e uno scienziato di fama mondiale, a cui dobbiamo vari progressi nelle tecniche di sutura dei vasi sanguigni e nelle ricerche sui trapianti di tessuti e organi essenziali per le audaci operazioni chirurgiche del nostro tempo. E’ inoltre il co-inventore della soluzione Dakin-Carrel, una soluzione antisettica a base di acido ipocloroso che ha salvato molte vite. Studia all’Università di Digione e Lione, e nel 1900 si laurea in medicina. Nel 1912 ottiene il premio Nobel per la medicina e la fisiologia. Carrel è uno scienziato ateo, che nel 1903 decide di recarsi a Lourdes, attratto dalle voci disparate che si rincorrono su questo straordinario paesino. Emile Zola, celeberrimo romanziere e scrittore ateo, ha da poco scritto un romanzo, Lourdes (1894), in cui dinanzi a episodi inspiegabili, che in un primo tempo lo affascinano, prova a proporre delle spiegazioni: le guarigioni sarebbero casi di autosuggestione, frutti della manipolazione mentale dei frati e delle suore, conseguenze di fluidi emanatisi da folle eccitate, episodi non spiegabili dalla scienza solo a causa dello stadio ancora arretrato degli studi medici. Quello che oggi non è razionalmente comprensibile, insomma, lo sarà domani. Quello di Zola, supportato da quanti invocano la chiusura di Lourdes, rivolgendosi a tal fine persino al governo Combes, si rivelerà un fiasco: anche perché in breve il metodo apparentemente scientifico dell’autore, viene confutato, e si scopre che Zola ha appositamente falsificato le vicende relative ad alcune guarigioni inspiegabili. Ebbene, proprio qualche anno dopo Zola, anche Carrel si reca a Lourdes per studiare la faccenda, per vedere, se necessario per confutare. Non è che uno dei tantissimi medici francesi e provenienti dal resto del mondo. Ma quello che subito stupisce Carrel non sono i miracoli della grotta: è il miracolo della fede dei malati che viaggiano con lui verso la meta. “Questo treno da pellegrinaggio – scrive- sembrava un treno di piacere, con risate e ritornelli allegri. Un parroco di campagna, dal viso bruno e scavato, correva da vettura a vettura; aveva con sé una cinquantina di montanari. Con loro viveva, mangiando un pezzo di pane e una fetta di salame e bevendo a canna dalla bottiglia”. Riflettendo tra sé e sé, con tipica mentalità positivista, Carrel nota che “nessuna di queste creature vuole rassegnarsi a scomparire, ognuna sente in sé il bisogno di vivere, l’aspirazione a vivere. Felici quelli che credono che ci sia, al di sopra di noi, un’intelligenza, che dirige il piccolo ingranaggio della macchina e che gli impedirà d’essere schiantato dalle forze cieche”. Macchina, forze cieche: perfetto linguaggio da materialista. Infatti Carrel è convinto che “al di fuori del metodo scientifico non esisteva alcuna certezza”. Parlando di sé stesso in terza persona, afferma: “le sue idee religiose, distrutte dall’analisi sistematica, l’avevano abbandonato… S’era allora rifugiato in un indulgente scetticismo… Ma ora, nella profondità recondite del suo pensiero sussisteva una speranza vaga, probabilmente incosciente, di afferrare i fatti che danno la certezza, la pace, l’amore… Per sapere assai poche cose- diceva tra sé- io ho distrutto in me cose molto belle”. “Sapere assai poche cose”: questa è la consapevolezza di un premio Nobel!1 I primi casi di guarigione cui Carrel si accosta, gli sembrano spiegabili con l’autosuggestione, come se da una folla in preghiera, piena di fiducia, si potesse sprigionare “una specie di fluido il quale agisce con una forza incredibile sul sistema nervoso” (la spiegazione proposta da Zola). Ma questo fluido, pensa Carrel, non può avere efficacia quando si tratta di affezioni organiche. Ebbene Carrel ha in breve la possibilità di assistere in prima persona, in tutti i passaggi della vicenda, alla guarigione di una donna in punto di morte, affetta da tubercolosi, pleurite, e peritonite tubercolare. Di fronte ad una guarigione evidente, inspiegabile, improvvisa, Carrel si converte e rivolge d’improvviso la sua preghiera alla Madonna: “Vergine dolce, che soccorrete gli infelici, che vi implorano umilmente, proteggetemi. Io credo in Voi. Voi avete voluto rispondere al mio dubbio con un miracolo manifesto. Io non so vederlo, io dubito ancora. Ma il mio desiderio più vivo, il fine più alto di tutte le mie aspirazioni è di credere, perdutamente, ciecamente credere, senza più discutere, senza criticare. Il Vostro nome è più dolce del sole del mattino. Prendete Voi il peccatore inquieto, dal cuore in tempesta, dalla fronte aggrondata, che si consuma nella ricerca delle chimere. Sotto i consigli profondi e duri del mio orgoglio intellettuale giace, disgraziatamente ancora soffocato, un, il affascinante di tutti i sogni, quello di credere in Voi, di amarvi, come i frati dall’anima candida”. Nelle sue meditazioni spirituali, tra le altre cose, Carrel scriverà: “C’è una grande differenza tra Gesù di Nazareth e Newton: ed è che il precetto dell’amore reciproco è una legge infinitamente più importante della gravitazione universale”; e ancora: “Lo spirito non è affatto legato ai limiti del corpo e la suprema avventura è precisamente questa liberazione dal corpo, anche durante la vita, per raggiungere il substrato del mondo che è, insieme, intelligenza ed amore”.

Dr. N.J. Stowel, ha misurato l’effetto della preghiera. Egli racconta: “Ero un cinico, un ateo e credevo che Dio fosse solo un’immaginazione della mente umana. Un giorno lavoravo in un grande laboratorio patologico di una clinica. Ero occupato a misurare la lunghezza d’onda e l’intensità di irradiamento dei cervelli umani. Con i miei collaboratori decidemmo di studiare quello che succede nel cervello umano durante il passaggio dalla vita alla morte. A tale scopo avevamo scelto una donna che soffriva di un tumore maligno al cervello. La donna era perfettamente normale fisicamente e mentalmente. La sua serenità ci colpiva tutti. Sapevamo che doveva morire e anche lei lo sapeva. Poco prima della sua morte mettemmo nella sua stanza un apparecchio di registrazione ultrasensibile che doveva indicarci quello che sarebbe accaduto nel suo cervello negli ultimi minuti di vita. Sopra al letto aggiungemmo un piccolo microfono nel caso avesse detto qualcosa negli ultimi momenti. Nell’intervallo ci recammo nella stanza accanto. Eravamo cinque scienziati ed io ero quello più insensibile. Nell’attesa restammo in piedi davanti ai nostri strumenti. L’ago era sullo zero e poteva oscillare a cinquecento gradi a destra nei valori positivi e cinquecento gradi a sinistra in quelli negativi.

Qualche tempo prima, con l’aiuto dello stesso apparecchio, avevamo misurato una stazione radio il cui programma si irradiava nell’etere con una potenza di cinquanta kilowat, doveva essere una notizia che doveva essere trasmessa in tutto il pianeta. Durante questa prova constatammo una misura positiva di nove gradi.

L’ultimo istante dell’ammalata sembrava avvicinarsi. Ad un tratto sentimmo che si mise a pregare e a lodare Dio. Gli domandò di perdonare tutte le persone che le avevano fatto dei torti nella vita e poi disse: “So che tu sei l’unica sorgente di vita degna di fiducia per tutte le tue creature”. Lo ringraziò per la sua forza, con la quale l’aveva guidata in tutta la sua esistenza. Affermava che il suo amore non era diminuito malgrado tutte le sue sofferenze. E nella prospettiva del perdono dei suoi peccati per mezzo di Gesù emanava una gioia inesprimibile. Frementi restammo intorno ai nostri apparecchi senza vergognarci delle nostre lacrime. Improvvisamente mentre la donna continuava a pregare sentimmo un tintinnio sul nostro apparecchio: l’ago si era posizionato a cinquecento gradi a destra e si agitava a più riprese contro l’ostacolo. Avevamo fatto una scoperta prodigiosa: il cervello di una morente in contatto con Dio sviluppava una potenza cinquantacinque volte più forte di tutto l’irradiamento universale della radio diffusione. Per verificare le nostre osservazioni decidemmo di fare un altro esperimento. Chiedemmo all’infermiera di stimolare in tal senso un ammalato. L’uomo reagì con delle ingiurie e delle imprecazioni e si rivolse a Dio in maniera blasfema. Vi furono dei tintinnii sul nostro apparecchio. Eravamo sbalorditi: l’ago battendo contro l’ostacolo si era rotto al di sotto dei cinquecento 500 negativi a sinistra. Eravamo riusciti incontestabilmente a dimostrare in modo scientifico la potenza positiva di Dio ma anche la forza negativa dell’avversario. Da quel momento la mia concezione atea cominciò a crollare.

In un ospedale furono fatti esperimenti per verificare l’efficacia della preghiera nella guarigione degli ammalati. Un gruppo di persone si rese disponibile a pregare per alcuni degenti scelti a caso. Il risultato fu che questi guarivano prima di altri. Furono fatte altre prove, ma questa volta si associarono dei numeri alle persone ammalate in modo che non si sapesse per chi si stava pregando. Anche in questo caso i risultati furono sorprendenti. Le persone abbinate, a loro stessa insaputa, a dei numeri guarirono prima delle altre.

Negli Stati uniti e in Giappone sono stati effettuati esperimenti sugli effetti della meditazione profonda. Questa faceva diminuire i livelli di ansia, colesterolo e adrenalina mentre faceva aumentare i livelli di serotonina. Inoltre i benefici dimostrati erano: riduzione della pressione sanguigna, del mal di testa, benefici legati a disturbi al colon irritabile, riduzione della produzione del cortisolo (ormone dello stress), aumento notturno della melatonina, riduzione della noradrenalina, (neurotrasmettitore prodotto dallo stress); aumento del Dhea (ormone che agisce sul sistema immunitario), aumento di testosterone; aumento della coerenza cerebrale tra emisfero destro e sinistro. Ma la preghiera non fa bene solo al “destinatario”, fa bene soprattutto a se stessi perché consente il rilassamento neuromuscolare, favorisce la calma, la serenità, la pace interiore.

Fonte: http://www.rassegnastampa-totustuus.it/

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...