SIMBOLO – Un’altra Definizione


simboli

I segni sono nati con l’uomo, segnali, trasformati in simboli… rappresentazioni, poi archetipi. Sono stati creati, e per volta trovati, datogli cosi un significato; finché i simboli si sono amalgamati nella cultura e nelle abitudini degli individui. Escono da suo più profondo modo di dare forme alla rappresentazione di una cosa o energia, o non-cosa, oserei dire. E perché parliamo ancora di simboli? Perché essi sono figure piene di vita, di una realtà che le abbiamo, in qualche modo generata, sia dal subconscio, dalla ricerca, i simboli sono sempre frutto di una matematica geometrica, carichi di significati. Oltre ad essere dotati di ‘vita propria’, i simboli sono un marchio della storia umana.

Ora ci accordiamo con il testo che segue per dare ulteriori chiarimenti su questo argomento ancora oggi molto sottovalutato e poco conosciuto da tutti.

DEFINIZINE DI SIMBOLO

Non è il caso di dilungarsi, basti ricordare, a titolo d’esempio, (oltre alla pletora di simboli lasciatici in eredità dalle culture del Mediterraneo Greco/Romano/Arabo/Giudaico) i misteriosi Triskells, i graffiti “Cup and Ring” e gli Ogham dei Celti, i decorati tamburi rituali degli Sciamani Siberiani, l’Yggdrasil e le Rune della mitologia Scandinava o i tatuaggi rituali dei popoli tribali per convenire che l’uomo pre-illuminista ha spesso privilegiato la rappresentazione simbolica del mondo rispetto a quella descrittiva ed analitica, la visione mitica a quella storica.

Bisogna precisare che per simbolo non dobbiamo limitarci ad intendere solo un segno grafico suggestivo, ma ogni forma di espressione meta-razionale che, superando i lacci del linguaggio e della ragione, raggiunge lo spirito umano comunicando significati che la parola-razionale non riesce ad esprimere.

Un suono, un profumo o un luogo possono essere simboli anche più di un’immagine grafica. Pensate alla potenza evocativa di un pieno d’organo tra le arcate di una cattedrale gotica, al richiamo al passato del suono di un’arpa celtica, o di una cornamusa, l’odore salmastro di una brughiera, l’ebbrezza che provoca allo spirito il profumo dell’incenso o il suono dei mantra in un tempio Buddhista ecc…

Si tratta di una forma di comunicazione meta-razionale, che va oltre la mera parola, dove il simbolo, che non può essere compiutamente spiegato e razionalizzato perché ogni tentativo porterebbe al suo svilimento e al suo annullamento, sottratto alla sua dimensione “magica” e a-razionale verrebbe schiacciato a forza in una dimensione “logica” (dalla radice greca – che rimanda tanto al concetto di parola quanto a quello di ragione) assumendo una “forma” che non gli appartiene. (come pretendere di obbligare un oggetto tridimensionale in uno spazio bidimensionale.)

Il fatto che il simbolo sia una forma di comunicazione meta-razionale e meta-verbale non significa che non possa essere costituito da una parola o composto di parole.

La parola può avere una triplice valenza simbolica: suono (mantra), immagine grafica (Ogham) e immagine evocata (formula rituale).

Parola intesa non come parte di un discorso razionale, ma “magica”, quel segno grafico, quel suono o pluralità di suoni che pur essendo comunemente usati nel linguaggio scritto o parlato riescono ad andare oltre il loro comune significato ed esplicare un’azione evocativa sullo spirito umano in forza ad una determinata pronuncia, una certa associazione o come vengono scritti.

Cosa distingue una parte di discorso razionale da una parola “magica” e piena di mistero?

Non certo le parole in sé e per sé.

La differenza è data dal fatto che mentre in una parte di discorso razionale le parole descrivono un fatto secondo un processo logico-analitico con lo scopo di fornire un resoconto, in una parola “magica” e piena di mistero le parole non descrivono: evocano, alludono, tendono a stimolare un riflesso spirituale e non una comprensione razionale. (Si pensi ad esempio a certi passi di James Joyce -non a caso un Celta Irlandese, un Bardo dell’Era moderna-. Nell’Ulysses si legge di un gatto accanto ad un fuoco di torba, in una povera casa della vecchia Dublino che lecca un pezzo di carta oleata, fino a poco prima conteneva del rognone. In sé e per sé potrebbe essere ributtante, parole senza alcunché di straordinario, eppure nell’insieme è un passo tra i più poetici ed evocativi.

Poesia ed evocazione nascono dalla combinazione sapiente delle parole attraverso un processo alchemico simbolico.

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Fonte: Il Fuoco Sacro

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